Stabilite le date di apertura della mensa. I chiarimenti della Corte di Cassazione sulla fruizione del servizio

da | Set 10, 2019 | infanzia, News, Primaria, Secondaria, slides | 0 commenti

Il servizio di mensa scolastica sarà riattivato, secondo le comunicazioni pervenute alla scuola da parte dei singoli Comuni del territorio, il giorno 23 settembre a Bucchianico e il giorno 30 settembre a Villamagna, mentre attendiamo ancora la comunicazione ufficiale del Comune di Vacri. Dal giorno dell’attivazione della mensa, gli orari dei singoli plessi saranno rimodulati in orario definitivo, secondo la scansione abituale del tempo-scuola.

Circa il servizio mensa la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, che come è noto definisce la corretta interpretazione di una legge o altra norma, si è espressa chiaramente il 30 luglio scorso con la sentenza n. 20504/2019 sulla possibilità che gli alunni iscritti a sezioni scolastiche a tempo pieno o prolungato portino da casa il proprio pasto e lo consumino nei locali della mensa. La sentenza ha precisato che tale possibilità è esclusa e che quindi tutti coloro che iscrivono i propri figli ad una sezione a tempo pieno o prolungato sono tenuti a usufruire del servizio mensa.

La Corte di Cassazione ha specificato infatti che:

1) Il “tempo mensa” – da non confondersi con il “servizio mensa” – è da considerarsi a pieno titolo “tempo scuola” non solo in base ad una serie di norme legislative ma soprattutto perché considerato tempo di educazione e socializzazione, di condivisione anche delle scelte proprie del progetto formativo scolastico di cui esso è parte;
2) Il genitore che iscrive il proprio figlio al tempo pieno, per proprie legittime ed incontestabili esigenze private, sceglie ed accetta quindi che in quel “tempo pieno/prolungato” vi sia il “tempo mensa” così come sopra indicato;
3) Il genitore, il cui figlio frequenta il tempo pieno, e quindi la mensa scolastica, ha e conserva il diritto di intervenire nel procedimento amministrativo relativo al servizio mensa in attuazione dei principi di buon andamento dell’amministrazione pubblica di cui all’art 97 della Costituzione attraverso cui può influire sulle modalità di gestione del servizio pubblico di mensa. Lo stesso genitore non ha, al contrario, il diritto sostanziale di modellarlo secondo le proprie esigenze personali. In tale ottica non si rinviene in nessuna fonte normativa neppure un potere del genitore di interferire in ordine alla vigilanza durante il tempo mensa: come detto dalla Suprema Corte ove ciò venisse preteso si avrebbe una impropria ingerenza dei privati nella gestione di un servizio che, per come organizzato dalla amministrazione scolastica, non prevede da parte del personale docente la vigilanza degli alunni che pranzano con il pasto domestico (e ciò anche in considerazione del fatto che occorrerebbe una diversa modulazione delle condizioni contrattuali da imporre al gestore del servizio così come agli insegnanti chiamati alla vigilanza);
4) Non vale neppure il riferimento relativo alla gratuità del servizio mensa posta in relazione con la gratuità del diritto all’istruzione inferiore previsto dall’art 34 della Costituzione: ed infatti non solo non vi è norma che imponga la gratuità del servizio, ma soprattutto non vanno sovrapposti e confusi i due elementi. Da una parte vi è un diritto costituzionalmente previsto (il diritto allo studio e all’istruzione) dall’altro no: la mensa è e rimane un servizio aggiuntivo – così come altri – collaterale, di supporto, accessorio, di completamento ma comunque facoltativo. A ciò si aggiunga che il servizio mensa, negli istituti scolastici ove istituito, è erogato con individuazione delle fasce di reddito sino al limite della gratuità in taluni casi (D. lgs 63/17);
5) Infine, non possono essere invocati gli argomenti relativi alla libertà, da parte delle famiglie degli alunni, di imporre ai propri figli scelte educative alimentari diverse e in contrasto con quelle offerte dalle istituzioni scolastiche: l’istituzione scolastica non è un luogo ove si esercitano liberamente i diritti individuali dei singoli alunni (e quindi dei singoli genitori) bensì un luogo ove lo sviluppo delle singole personalità e la valorizzazione delle diverse individualità deve realizzarsi nei limiti della compatibilità con gli interessi generali di tutta la comunità scolastica.

Per leggere e/o scaricare l’intera sentenza della Corte di Cassazione, basta cliccare qui.

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