Giornata della Memoria: l’incontro della III A di Bucchianico con Liliana Segre

da | Gen 25, 2019 | News, Secondaria | 0 commenti

In vista delle celebrazioni per la Giornata delle Memoria, la III A della Scuola Secondaria di Bucchianico ha affidato a dei testi scritti comunitariamente il ricordo dell’incontro avuto lo scorso 30 ottobre con la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio, che era all’Università “G.d’Annunzio” di Chieti per ottenere il riconoscimento di membro onorario del corpo accademico dell’ateneo teatino.

Questi i testi dei ragazzi:

Il giorno 30 ottobre 2018, noi ragazzi della classe 3° A della Scuola Secondaria di Primo Grado di Bucchianico, abbiamo avuto l’onore di
assistere alla conferenza sulla vita dell’illustrissima Liliana Segre presso l’Università c’Annunzio Chieti. Nata a Milano il 10 settembre 1930, ha vissuto in prima persona l’Olocausto durante gli anni della seconda guerra mondiale, all’età di 13-14 anni. Il 19 gennaio 2018 è diventata Senatrice a vita.
Liliana ci ha fatto commuovere con le sue toccanti parole, aiutandoci a comprendere fino in fondo la vita di un ebreo all’epoca. “Avevo scelto di vivere”: in questo modo ha comunicato la sua forza di volontà, di come ha lottato per la vita e contro e ingiustizie. Lei ha scelto di non arrendersi, nonostante l’indifferenza da parte delle persone. La sua valida testimonianza è stata più utile degli asettici libri di storia, ci ha consentito di poter immaginare l’atroce dolore generato dal razzismo, tramite un efficace coinvolgimento emotivo, parlandoci come una nonna parla ai suoi nipoti.

Dopo aver ricevuto il titolo di Membro Onorario del Corpo Accademico dell’Ateneo, la Senatrice ha parlato dei suoi
tanti anni passati nel campo di concentramento di Auschwitz. Inizialmente, durante la sua conferenza, la senatrice ha esordito con una semplice frase, molto apprezzata da noi ragazzi: “I ringraziamenti dopo, ora parlo ai giovani”. Si è rivolta a noi ragazzi, il futuro del nostro Paese, per farci conoscere l’apice dell’aberrazione umana che si è verificata negli anni in cui lei era solo una ragazzina e per fare in modo che ciò non riaccada più.

30 ottobre 2018
I ragazzi della classe 3°A di Bucchianico si sono recati presso l’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti per l’assegnazione del titolo di “Membro onorario del corpo accademico” a Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta alla Shoah.
“ Perché, perché, perché?”
Questo è ciò che Liliana ripete tre volte durante la narrazione della sua storia di ebrea durante gli anni della persecuzione razziale. Era stata espulsa da scuola, le sue compagne la indicavano sghignazzando quando passeggiava, l’indifferenza la opprimeva. Perse tutto. Fu costretta ad abbandonare la sua casa in Corso Magenta 55, fu costretta a lasciare i suoi nonni e il suo adorato papà. Si chiedeva disperatamente il motivo di queste scelte, ma era ancora troppo piccola, troppo piccola per comprendere il perché dell’atrocità di cui era vittima. Si sentiva sola in un mondo di privazioni, ma conservava la libertà di pensare, di sognare, di immaginarsi altrove, di aggrapparsi a una stella solitaria nel cielo che copriva un panorama di morte.

(Cojoc Alexandra, Di Labio Matteo, Di Menna Camilla, Maccarone Marta)

“AVEVO UN DOCUMENTO DI RICHIEDENTE ASILO”- LILIANA SEGRE
Chieti, 30/10/2018
Presso l’auditorium del Rettorato dell’Università d’Annunzio di Chieti, la senatrice Liliana Segre ha illustrato il suo vissuto della Shoah. “Avevo un documento di Richiedente Asilo – racconta Segre, emozionando e colpendo i cuori dei presenti -. In quegli anni questa richiesta voleva dire essere ebrei, quindi era molto semplice per i nazisti individuarli. Con questa frase Liliana ha fatto riflettere, suscitando forti emozioni e pensieri struggenti tra i presenti. Attraverso le sue parole, ha fatto immaginare ciò che una pagina scritta non può esprimere; con il suo passionale spirito narrativo, ha emozionato tutti, ma lei non ha ceduto alle lacrime. Le sue parole hanno trasmesso la paura, l’angoscia. Lo sgomento e la solitudine da lei provati all’interno dei campi di concentramento.
Tramite una frase breve ma incisiva, è riuscita a far comprendere il dolore e la forza necessaria per superarlo.

(Lorenzo, Sophia e Federico M.)

 

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